Ex Ilva, si riaccende lo scontro sulla fabbrica

22 Maggio 2023

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Nuovo scontro a Taranto sull’ex Ilva, ora Acciaierie d’Italia. Il 22 maggio il sindaco Rinaldo Melucci (Pd) ha firmato un ordinanza con la quale intima di risolvere le aumentate emissioni di benzene. Melucci assegna un tempo di 60 giorni, trascorso il quale gli impianti dell’area a caldo del siderurgico dovranno essere spenti. Un’ordinanza analoga il sindaco l’aveva già emessa a febbraio del 2020. Fu validata dal Tar di Lecce, al quale il provvedimento amministrativo fu impugnato dall’ex Ilva, ma poi a giugno 2021 cassata dal Consiglio di Stato. Destinatari della nuova ordinanza sono Acciaierie d’Italia, la società che gestisce in fitto gli impianti del gruppo, partecipata al 62 per cento dal privato Mittal e al 38 da Invitalia (Mef), e Ilva in amministrazione straordinaria. Quest’ultima è una società tutta pubblica, proprietaria degli stabilimenti, che fa capo a tre commissari di nomina ministeriale.

Cosa prevede il provvedimento 

Alle due società, “ognuna per le proprie competenze e responsabilità”, il sindaco Melucci assegna “30 giorni di tempo per individuare gli impianti responsabili dell’aumento della concentrazione di benzene registrata dalle centraline atmosferiche”. Melucci, inoltre. ricalcando l’analogo provvedimento del febbraio 2020, ha intimato alle due società “di individuare una soluzione tempestiva al problema. Senza la quale – dispone il sindaco – entro 60 giorni dall’ordinanza bisognerà procedere allo spegnimento degli impianti dell’area a caldo”. 

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“Abbiamo ricevuto da Asl evidenze chiare rispetto al rischio per la popolazione – dichiara il sindaco di Taranto -, in particolare riguardo al danno provocato dall’aumento della media annuale della concentrazione di benzene, anche se al di sotto dei limiti di legge. Un’ulteriore relazione di Arpa ci ha consentito di correlare i picchi registrati all’attività dell’acciaieria, per questo l’ordinanza è mirata ad AdI e Ilva in as”. “Abbiamo applicato quella precauzione che ci assegnano le norme rispetto a un problema che era stato già sollevato e affrontato anche all’interno dell’osservatorio ispirato all’articolo 41 della Costituzione, che abbiamo insediato a gennaio – conclude il sindaco di Taranto -.  I nuovi elementi ci hanno messo nelle condizioni di procedere e ora attendiamo le necessarie risposte”.

L’intervento del vice ministro Gava

Appena qualche giorno fa, nel question time al Senato, il vice ministro all’Ambiente, Vannia Gava, proprio sulle emissioni di benzene dal siderurgico, ha dichiarato che “l’Ispra sta valutando, in collaborazione con Arpa Puglia, di eseguire accertamenti strumentali in specifiche aree dello stabilimento siderurgico, nonché in altre aree della limitrofa raffineria Eni”. Si studia “la possibilità di posizionare campionatori passivi per condurre monitoraggi continui in aggiunta alle centraline esistenti”. Obiettivo, ha rilevato il vice ministro, misurare “il contributo delle eventuali fonti da cui si originano i livelli crescenti di benzene cosi come segnalato da Arpa Puglia e Asl Taranto”. 

Inoltre, per il viceministro all’Ambiente, “l’Ispra, a seguito delle criticità segnalate a dicembre 2022 da Ares Puglia e Asl Taranto, ha avviato una serie di attività finalizzate a ricercare fattori oggettivi che all’interno dello stabilimento siderurgico e dei complessi industriali soggetti ad Aia nazionale e limitrofi, possano determinare l’incremento delle concentrazioni di benzene non solo nelle aree immediate, adiacenti al perimetro del sito, sino a livelli molto prossimi ai valori limite previsti dal decreto legislativo 155 del 2010”. Per Gava, sulla base dei suggerimenti dell’Istituto superiore di sanità, è emersa “la necessità di approfondire analisi e valutazioni con particolare riguardo alle relazioni tra emissioni, concentrazioni ambientali ed esposizione della popolazione al fine di individuare le attività specifiche all’origine della criticità e misure idonee alla prevenzione del rischio”.